STEP 10- NELLA LETTERATURA
dicembre 19, 2021
Non esistono libri non scientifici o che non siano articoli di giornale che parlino del reattore atomico o della pila atomica, o dell’inventore stesso; dunque ripropongo l’idea già esplicitata per quanto riguarda i film e i fumetti di presentare un libro che tratti la bomba atomica, gli avvenimenti che riguardano la seconda guerra mondiale e le riflessioni/pensieri che suscitarono sulla società dell'epoca.
M. Heidegger (1952), Che cosa significa pensare?

“La scienza non pensa. Non pensa perché – in conseguenza del suo modo di procedere e dei suoi strumenti – essa non può pensare. Che la scienza non sia in grado di pensare non è per nulla un difetto, ma un vantaggio. Solo in virtù di questo la scienza può dedicarsi alla ricerca sui singoli ambiti di oggetti e stabilirsi in essa. La scienza non pensa.”
Ogni ricercatore, sfuggendo al riflesso condizionato del fastidio, dovrebbe riflettere a fondo sul senso di questa scandalosa affermazione. Cosa intende dire Heidegger? Per comprenderlo è necessario interrogarsi sulla domanda che dà il titolo al manoscritto in cui essa è contenuta: “Che cosa significa pensare?”
Sotteso a questa affermazione, che risale all'inizio degli anni 50 dello scorso secolo e sorta proprio sulla base dei recenti avvenimenti di guerra e dell'impiego della pila atomica, vi è in realtà il dibattuto concetto di neutralità della scienza su una base filosofica. Scienza che dovrebbe occuparsi della ricerca, dell’avanzare della conoscenza tecnica del genere umano, del “progresso”, applicando il metodo scientifico, che tanti successi e miglioramenti materiali ha portato all’umanità negli ultimi secoli.
K. Bruckner (1961), Il gran sole di Hiroscima
Il gran sole di Hiroscima (Sadako will leben) è un romanzo del 1961 di Karl Bruckner. Questo libro fu pubblicato per la prima volta nel 1961, vinse il Premio dello Stato Austriaco, il Premio letterario della Città di Vienna e la Lista d'onore Andersen ed è stato tradotto in oltre trenta lingue.
L'autore descrive la storia di Sadako e Shigeo, bambini giapponesi sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima.
L'eccezionale discorso di Montale al Premio Nobel, (1975)

Benché non si tratti ne di un romanzo ne di un racconto e nemmeno di una poesia ho voluto inserire questo interessante e celebre discorso tenuto da Eugenio Montale il 12 dicembre 1975 a Stoccolma. In occasione della sua premiazione Nobel egli sottolinea come "E' ancora possibile la poesia" nonostante le terribili vicende vissute dall'intera umanità negli anni di guerra a cui egli stesso può dire di essere stato partecipe.
G. Orwell (1948), 1984
1984 è senz'altro il più famoso esemplare del filone ispirato dalle spettrali inquietudini che le due guerre e l'olocausto atomico avevano evocato. Le antiche utopie positive di Bacone, More, Campanella sono ora riproposte in negativo: è la parabola apocalittica delle grandi paure orwelliane — il totalitarismo, la falsificazione e la perdita di memoria storica indotta dai mezzi d'informazione, la corruzione del linguaggio, l'annullamento dell'identità individuale — convogliate in una raggelante descrizione di società del futuro contro cui combatte, ancora una volta, l'ultimo eroe.
S. Quasimodo (1946), Uomo del mio tempo
![Quasimodo Salvatore : Uomo del mio tempo. Acqueforti di Luigi Guerricchio. Libro [..] Quasimodo Salvatore : Uomo del mio tempo. Acqueforti di Luigi Guerricchio. Libro [..]](https://www.gonnelli.it/photos/auctions/large/27783.jpg)
Passano gli anni, i secoli, i millenni, ma l'umanità sembra non essere in grado di redimersi, di superare la sua natura aggressiva e di evolversi in una utopica società capace di vincere con slancio solidale la precarietà della violenza. L'uomo che ciecamente si affida alla scienza, capace sì di vincere terribili malattie e di migliorare la vita, ma anche di ideare la bomba atomica.
Salvatore Quasimodo affronta questo tema in una delle sue poesie più significative, "Uomo del mio tempo", che chiude la raccolta "Giorno dopo giorno":
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
G. Ungaretti (1953), Nostalgia di un visionario
Ricordando che nel Manifesto di Marinetti viene sottolineato come "Non sarà la bomba ad estinguere la razza umana ma il Museo" ripropongo parte della riflessione di Giuseppe Ungaretti, stimolato da Leonardo Sinisgalli nel 1953, nel primo numero de La Civiltà delle macchine:
"Caro Sinisgalli, mi chiedi quali riflessioni mi vengono suggerite dal progresso moderno, irrefrenabile, della macchina. (…).
Ho detto una volta e già sono passati molti anni, che ritenevo la civiltà meccanica come la maggiore impresa sorta dalla memoria, e come essa fosse insieme impresa in antinomia con la memoria.
La macchina richiamava la mia attenzione perché racchiude in sé un ritmo (…).
La macchina è il risultato di una catena millenaria di sforzi coordinati.
Non è materia caotica. (…).
Le calcolatrici elettroniche riescono a risolvere come niente equazioni che richiederebbero, se quei conteggi avesse da farli direttamente il matematico, anni e anni di lavoro, e forse gli anni non basterebbero; ma il prodigio non è qui:
il prodigio metrico non è tanto nei prodotti di calcolo di
quella macchina quanto nella macchina stessa:
nei suoi congegni, nelle funzioni che, dai rapporti che tra di essi istantaneamente s’istituiscono, derivano, possono senza fine derivare.
In quel prodigio di metrica noi possiamo ammirare il conseguimento di una forma articolata che, per raggiungere la sua perfetta precisione di forma, dovette richiedere ai suoi ideatori e ai suoi costruttori un’emozione non dissimile da quella, anzi identica a quella, cui il piacere estetico dà vita."
FONTI:
- https://www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/filosofia-e-scienza/heidegger-e-la-bomba-atomica-ovvero-la-scienza-deve-pensare/
- https://filosofiaenuovisentieri.com/2021/06/20/la-scienza-non-pensa-scienza-e-verita-allepoca-della-pandemia/#_ftn1
- https://reportage.corriere.it/senza-categoria/2015/il-grazie-di-montale-al-premio-nobel/
- https://www.sulromanzo.it/blog/l-eccezionale-discorso-di-montale-al-premio-nobel
- http://www.accademiapbs.it/wp-content/uploads/2018/07/George_Orwell_1984-gioffreè-2D.pdf
- https://cantosirene.blogspot.com/2009/01/uomo-del-mio-tempo.html
- https://blog.debiase.com/2012/11/26/ungaretti-nostalgia-di-un-visionario-la-civilta-dellelettronica-dal-1953-al-futuro/
- https://it.wikipedia.org/wiki/Il_gran_sole_di_Hiroscima
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